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La Guerra del Vietnam (1): il Conflitto Iniziale [indietro]
Scritto da Andrea il 05-01-2007

La guerra del Vietnam venne combattuta tra il 1964 e il 1975 sul territorio del Vietnam del Sud e delle aree confinanti di Cambogia e Laos e in missioni di bombardamento (Operation Rolling Thunder) sul Vietnam del Nord.
Una parte delle forze in conflitto era la coalizione di forze composta da Vietnam del Sud, Stati Uniti, Corea del Sud, Thailandia, Australia, Nuova Zelanda, e Filippine. Dall'altra parte c'era la coalizione formata da Vietnam del Nord e Fronte di Liberazione Nazionale del Vietnam (FLN) conosciuto anche come Viet Cong, un movimento di guerriglia Sudvietnamita. L'Unione Sovietica e la Repubblica Popolare Cinese fornirono aiuti militari a Vietnam del Nord e FLN, ma non presero parte alla guerra con le loro truppe.
La guerra fece parte di un più ampio conflitto regionale che coinvolse le nazioni confinanti di Cambogia e Laos, conosciuto come Seconda Guerra Indocinese.






Quella del Vietnam è sicuramente fra le guerre che hanno seguito il secondo conflitto mondiale, una delle più discusse e problematiche. Fu una guerra polarizzata dall'attenzione mediatica e per questo a lungo discussa e criticata in tutto il mondo, un passaggio sanguinoso dal colonialismo europeo ad una nuova forma di controllo politico: il neocolonialismo e l'influenza che le Superpotenze sovietica e statunitense cercavano di esercitare su gli altri Stati nel tentativo di spostare a proprio vantaggio i delicati equilibri della Guerra Fredda. Fu anche la guerra che costò agli Stati Uniti l'unica sconfitta di questo secolo ed è stata percepita per anni come uno "sbaglio madornale" all'interno dell'opinione pubblica americana e mondiale.






Il Conflitto Iniziale

Tra il 1954 e il 1963, il Vietnam del sud era governato da Diem, dapprima come capo del governo, poi come presidente della repubblica (nel 1955 un referendum popolare, svoltosi all'insegna dei brogli e delle prevaricazioni, aveva infatti optato per la forma di Stato repubblicana e allontanato l'imperatore Bao Dai). Il suo regime rivelava i limiti di una classe dirigente indigena formatasi all'ombra del potere coloniale, autoritaria e facile alla corruzione, incapace di cogliere la complessità del Paese e di affrontare i reali problemi socio-economici. Mentre generali e alti funzionari lucravano sugli aiuti statunitensi, le scelte politiche di Diem creavano fratture all'interno della società. Sul piano religioso, Diem suscitava l'opposizione della comunità buddista, introducendo provvedimenti restrittivi della libertà di culto e scegliendo la maggior parte dei dirigenti nella minoranza cattolica (10% della popolazione totale): l'autoimmolazione di alcuni "bonzi" (sacerdoti), che si bruciavano in piazza per protestare contro le discriminazioni, era l'espressione clamorosa di un malessere che toglieva consenso al regime e che lo isolava a livello internazionale. La mancanza di interventi statali a sostegno della produzione agricola, d'altra parte, accentuava il sottosviluppo e la fame, in una regione dove l'alto tasso di natalità determinava un continuo incremento demografico.
Le condizioni di vita estreme in cui versava la popolazione contadina favorivano lo svilupparsi della guerriglia, animata dai "vietcong" (i militanti del Vietminh rimasti nel sud del Paese) e appoggiata dal governo della Repubblica Democratica del nord.
Il Vietnam del sud era un terreno ideale per la guerriglia: la popolazione era confinata nella zona costiera e su alcuni altopiani e tutte le strade (così come la ferrovia che correva lungo la costa) erano facilmente intercettabili in qualsiasi punto; ad occidente, i mille chilometri di frontiera con il Laos e la Cambogia erano coperti da una giungla fitta e indifendibile, attraverso la quale passava il cosiddetto "sentiero di Ho Chi Min", un dedalo di percorsi protetti dalla foresta in parte costituiti da gallerie sotterranee, che collegavano la guerriglia vietcong con il Vietnam del nord. Il delta del Mekong, al sud di Saigon, inoltre molte zone paludose, con una popolazione sparsa lungo una moltitudine di fiumi e di canali in centinaia di villaggi, molti dei quali non raggiunti dalle strade.






Sulla base dell'esperienza coreana, gli americani organizzavano l'esercito sud-vietnamita su basi convenzionali, con carri armati e artiglieria pesante per far fronte ad una possibile invasione del nord: questo strumento si rivelava però inadatto a combattere la guerriglia, articolata in piccole unità regolari con basi nella giungla e numerose squadre volanti di villaggio.
Di fronte all'estendersi della lotta, il governo di Diem decideva la concentrazione della popolazione delle aree a più forte presenza guerrigliera in appositi "villaggi strategici", sorta di zone militarizzate presidiate dall'esercito di Saigon: a garanzia di un maggior controllo centrale, venivano inoltre abolite le rappresentanze di villaggio elettive (la forma tradizionale di autogoverno dei contadini vietnamiti), e al loro posto venivano mandati funzionari nominati dal governo. Queste due scelte si rivelavano la vera molla che forniva alla resistenza una base di massa nelle campagne: la concentrazione dei contadini favoriva la penetrazione della propaganda, mentre il controllo opprimente dell'esercito e la distruzione del tessuto organizzativo tradizionale aumentavano la frattura tra popolazione e governo di Saigon.
Dopo il 1960 nonostante la durezza della repressione, la resistenza rivoluzionaria nel sud si generalizzava, pregiudicando la stabilità del regime. Nel 1963 il presidente Diem, impopolare e scaricato dagli stessi americani, veniva rovesciato da un colpo di Stato militare che apriva un periodo confuso di lotte all'interno della classe dirigente (solo nel 1967, con la conquista del potere da parte di Nguyen Van Thieu, il vertice sudvietnamita si sarebbe stabilizzato) e che determinava un progressivo collasso del Paese.
In questo quadro, maturava la decisione dell'amministrazione di Washington di un intervento militare diretto. La svolta era stata anticipata da Kennedy, che sin dal 1961 aveva inviato a Saigon due compagnie di elicotteri dell'esercito americano per la lotta antiguerriglia: le forze erano gradualmente aumentate, sino ad una presenza di ventimila uomini alla fine del 1963.
L'escalation veniva bruscamente accelerata da Lyndon Johnson diventato presidente dopo l'assassinio di Kennedy. Nell'agosto 1964 un incidente nel Golfo del Tonchino, dove navi di pattuglia nordvietnamite si scontravano con la flotta statunitense, offriva il pretesto per una risoluzione del Congresso, che concedeva al presidente ampi poteri discrezionali rispetto alla questione vietnamita (la cosiddetta "risoluzione del Tonchino"): l'8 marzo 1965 i Marines sbarcavano sulla spiaggia di Da Nang, vicino al confine del 17° parallelo, e il generale William Westmoreland veniva nominato comandante militare delle forze americane in Vietnam; l'anno successivo i bombardieri b 52 iniziavano a colpire obbiettivi sul territorio del nord; nel 1968, la presenza americana era ormai salita a 540.000 uomini.






La tesi di Washington si fondava sul presupposto che la resistenza dei vietcong non foss'altro che un'"aggressione nordvietnamita" e che rientrasse nella strategia di conquista del mondo da parte del comunismo. Se a livello internazionale i rapporti con l'URSS conoscevano allora la stagione della coesistenza pacifica, le frizioni tra Mosca e Pechino e la progressiva autonomia della Cina dal Cremlino dimostravano che i centri direttivi del comunismo si moltiplicavano e che la minaccia non aveva perso la sua urgenza. Ciò che era stato fatto in Corea quindici anni prima, doveva quindi essere ripetuto in Vietnam perché, secondo la cosiddetta "teoria del dominio", alla caduta di un birillo sarebbe seguita, a uno a uno quella di tutti gli altri .
Se l'influenza del Vietnam del nord nel processo rivoluzionario era innegabile (attraverso il sentiero di Ho Chi Min, Hanoi inviava rifornimenti alimentari, armi, addestratori militari, propagandisti politici, unità combattenti), l'appoggio di massa ottenuto dalla lotta nel sud non si spiegava se non con il generale malessere della popolazione contadina, con l'incapacità del governo di Saigon di dare risposte ai bisogni delle campagne, con le contraddizioni il sistema fondato sulla conservazione dei privilegi e sulla repressione militare.
L'incomprensione (o la sottovalutazione) del carattere "popolare" della resistenza vietnamita spingeva gli USA ad impaludarsi in un conflitto che avrebbe rappresentato un'unicità nella loro storia, portandoli ad una sconfitta ancora più disonorevole di quella riportata dai francese nel 1954.



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Le Fonti
http://www.liceoberchet.it/netday00/storia/vietnam/vietnam.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_del_Vietnam
http://cronologia.leonardo.it/storia/a1961d.htm


IN ONORE DEL PRIMO GRANDE E INIMITABILE GIOCO DEL CLAN!

Grazie V I E T C O N G !


 
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